Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie vai alla sezione

PARTE DALL’INDIA LA RIVOLUZIONE IMPACT
IN NOVECENTO A NUOVA DELHI CON COHEN, TATA E AL GORE

Stanziati 2 miliardi contro le povertà educative in India e Africa
Per l’Italia, Giovanna Melandri che ha lanciato un Refugee Outcome Fund

Nuova Delhi – Una sala gremita. Oltre 900 delegati da 50 paesi di tutto il mondo legati al GSG, il movimento degli investitori a impatto sociale lanciato nel 2012 dal finanziere Ronald Cohen, l’inventore dei Social Impact Bonds. Tutti in piedi, per molti secondi, per salutare i due ospiti d’eccezione del summit mondiale della finanza impact. Al Gore e Ratan Tata, due dei protagonisti del movimento globale contro gli effetti devastanti dei cambiamenti climatici. Sono arrivati insieme, intorno alle 5 del pomeriggio (ora indiana), alla fine della prima giornata di “The Power of Impact”, il raduno annuale di tutti i protagonisti del movimento internazionale degli investitori che stanno facendo dell’impatto sociale e ambientale un nuovo elemento distintivo e decisivo per stare sui mercati e contribuire alla lotta contro le diseguaglianze.

I lavori di oggi erano stati aperti da Cohen a prima mattina. Venti minuti di discorso, con un messaggio chiaro. “Abbiamo un obiettivo: raggiungere il “tipping point” di 300 miliardi di investimenti impact entro il 2020. Siamo vicini a raggiungerlo. Il settore cresce del 30% l’anno e oggi muove 230 miliardi di dollari. Un anno fa i social impact bond erano 80, oggi sono 118. Altri quattro paesi – Cile, Bangladesh, Nuova Zelanda e Sud Africa – sono entrati nel movimento. Siamo 21, più l’Unione Europea. Dobbiamo mobilitare capitali privati in grado di contribuire a ridurre le diseguaglianze, che sono aumentate in tutto il mondo dopo la crisi economica.  Anche gli Obiettivi del Millennio (gli SDGs) senza investimenti impact e con le sole risorse pubbliche non possono essere raggiunti. Dobbiamo fare la nostra parte”.

Cohen ha evidenziato anche l’esigenza di mobilitare un vero e proprio movimento globale e per questo ha scritto un manifesto-guida, dal titolo “On Impact”. Ottanta pagine e un hastag - #RivoluzioneImpact – che ha invitato tutti i delegati a usare il più possibile per raccontare le tante realtà che, nel mondo, stanno già sperimentando gli strumenti dell’impact investing.

Durante la giornata sono stati lanciati due progetti concreti. Due Outcome Funds dedicati al contrasto delle povertà educative, uno in India e l’altro in Africa – presentato dalla carismatica ex ministra tunisina Amel Karboul - per un valore complessivo di 2 miliardi di dollari.

Per l’europa è stata Giovanna Melandri a farsi promotrice di un’iniziativa a nome di tutti i National Advisory Board Europei: un Outcome Fund dedicato all’integrazione dei rifugiati, sul modello del KOTO SIB, un Social Impact Bond già lanciato in Finlandia nel 2015 che, ad oggi, è il più ricco SIB d’Europa, con 14,2 milioni di euro investiti per l’integrazione di 2500 rifugiati.  L’obiettivo è di costruire questo strumento entro un anno, affinchè sia pronto entro il prossimo summit del GSG 2019, che si svolgerà in Cile.

Gore e Tata hanno raggiunto la platea a fine lavori, per una “benedizione” del movimento, evidenziando l’importanza di tenere al centro, oltre alla grande questione delle povertà educative e dei rifugiati, anche la questione del “climate change”. Domattina si riparte da qui, con il Keynote Speech di Al Gore, attesissimo da tutti i partecipanti. Dai numeri e dai “big”, sembra davvero che l’impact investing sia pronto al grande salto.

Nuova Delhi, 8 ottobre 2018